mariadipietro

Maria Di Pietro è nata nel sud Italia, nella Campania Felix, in provincia di Napoli, Liternum terra di abbandono e indifferenza cui sempre ha udito l’eco della storia e della passata grandezza.
Si laurea all’Accademia di Belle Arti di Napoli approfondendo un percorso volto alla fotografia, discutendo una tesi con la storica e critica dell'arte Ennery Taramelli. La sua vocazione è in tutta la sua passione carnale verso ogni forma di scrittura per immagini che, strada facendo ha preso corpo documentando con una macchina fotografica, i soprusi e le ingiustizie alla sua terra, tristemente famosa come terra dei fuochi. Più che una documentazione la sua, è la necessità di raccontare, immortalare la gioia seppur ai margini di quell'infelicità insita nei vicoli dell'emarginazione e dell'indifferenza. I suoi scritti sono funamboli su un filo sottile che spazia da un'assetata ricerca tra il teatro della vita ed il fotogiornalismo, cui si dedica nei primi anni collaborando con agenzie di news che le offrono la possibilità di immettersi nel circuito professionale, pubblicando su riviste nazionali ed internazionali. Realizza varie mostre, partecipa ad incontri di "sopravvivenza visiva". Nel 2005 farà parte della sezione teatro alla XII Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo di Napoli, esperienza che rafforza la consapevolezza di quanto l'arte resti punto cardine del suo percorso. Nel 2009 lascia il lavoro di fotoreporter per dedicarsi ad una fotografia libera, in verità, smette di lavorare come fotogiornalista per restare fedele alla fotografia. Partecipa nello stesso anno al Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli/Buenos Aires, nella categoria Eyes wide shut, con il racconto Napoli Nomade, storia delle condizioni cui viveva la comunità rom, in campi resi permanenti per anni su discariche abusive di rifiuti, nella periferia di Napoli. Con quelle fotografie viene scelta come vincitrice dal fotografo Pino Bertelli, incontro che metterà un punto, saldo e costante, in quella che sarà la sua ricerca di bellezza, poesia e giustizia contro la fotografia della società dello spettacolo. “Fotografa di continuo e d'istinto, uno scatto immediato, un approccio che viene da dentro, un'istintività viscerale che consente di afferrare quell'attimo cui aveva intuito la presenza." Collabora costantemente per la realizzazione di storie che pongono l'attenzione sulle disuguaglianze, la sua è una fotografia documentaria, istintiva, inevitabilmente fotoscrittura, che cede ad una ricerca poetica, magma di vita. Fedele a se stessa e libera da padroni, preferisce stare sempre dalla parte degli oppressi e, dedicarsi a una personale ricerca di una fotografia poco "rumorosa" volta al paesaggio, ai volti, alle tracce e ai segni che l'umanità lascia, a quella bellezza insita nella quotidianità dello sguardo, attraverso ogni strada che abbia luce. Nel 2019 ha redatto con Pino Bertelli e Felisia Toscano il Manifesto per una fotografia di bellezza e giustizia. Maria Di Pietro s'interroga di continuo, la fotografia è la sua necessità.

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