mariadipietro

Lo scrigno di Laura

date » 17-07-2024 22:58

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Laura e il suo scrigno del tempo. Dal mare di Napoli all’infinito di Recanati.

C'è chi dice che il mare ti porti via l'anima, ma per Laura è stato proprio il richiamo dell'entroterra marchigiano, con le sue colline dolci e i borghi antichi, a farle battere il cuore. Lasciando la frenesia di Napoli, ma non il suo cuore, anni fa ha deciso di imbarcarsi in una nuova avventura, trasferendosi a Recanati, la città del poeta Leopardi e della poesia dell’infinito.
Nel cuore pulsante di Recanati, in una viuzza che sembra uscita da un dipinto, si cela il negozio di antiquariato di Laura. Un luogo magico, dove ogni oggetto racconta una storia, un pezzo di passato che aspetta di essere riscoperto. Tra mobili antichi, piccole porcellane pregiate, tessuti, libri antichi e storie che si svelano ad ogni scoperta, si respira un'atmosfera unica, fatta di passione e di amore per le cose belle. Il negozio di Laura è molto più di un semplice punto vendita. È un luogo di incontro, dove gli appassionati d'arte possono scambiarsi opinioni e condividere la loro passione…Recanati ha accolto Laura e le ha offerto l'ispirazione e la serenità che cercava, permettendole di coltivare la sua passione per l'antiquariato. Una mattina di luglio, mentre la luce del sole filtrava nel suo negozio, illuminando la vetrina e i suoi tesori, incontriamo Laura spinte dalla curiosità di sempre. L’incontro fu immediato, insieme a Felisia e il caldo dell’estate, noi tre donne ci trovammo a parlare di arte, di passioni e di sogni. Attraverso i miei occhi brillanti, raccontavo delle mie lunghe giornate passate a catturare la luce. Felisia, invece, parlava dei suoi colori, delle sue parole da racchiudere negli scritti che prendevano vita tra immagini e parole in una continua danza. Laura, ascoltava, annuiva, e a sua volta condivideva le sue esperienze, le sue conoscenze sul mondo dell'antiquariato e non solo… Tra un oggetto e l'altro, tra una chiacchiera e l'altra, come se sempre ci fosse stato un filo, si cullavano storie familiari e viaggi ancora da scrivere, attraverso la nascita di un’amicizia improvvisa. Scoprimmo di avere molto in comune, non solo la passione per l'arte, per le nostre origini, ma anche l'amore per la bellezza, per le cose semplici e per la vita fugace. Fu così che Laura ci chiese di pranzare insieme. Ci condusse in una vecchia casa di campagna, un luogo che lei teneva nel cuore, arredata con i pezzi unici che trovava nei suoi viaggi. La casa era un tesoro nascosto, un labirinto di stanze piene di oggetti antichi. Mentre gustammo un pranzo semplice ma delizioso, continuammo a parlare di mare, di terra, di sole e di sogni, di teatro e il suo tempo…
Un intreccio di vite e di legni antichi dove Laura non era sola in questa avventura. Al suo fianco c'era Ivano, un uomo dalle mani d'oro, capace di trasformare un vecchio mobile in un'opera d'arte. La sua specialità erano i piccoli teatri in legno, minuziosi lavori che richiedevano pazienza e maestria. Ogni teatro era un mondo a sé, un palcoscenico dove prendevano vita storie antiche e nuove. In questi teatri c’era anche il famoso burattino di legno, cartapesta e legno, a fare da padrone tra scaffali e vecchi mobili. Mentre Laura si occupava della ricerca e dell'acquisto degli oggetti antichi, Ivano li restaurava e li trasformava, dando loro una nuova vita. La loro casa era un continuo fermento creativo, un luogo dove il passato e il presente si intrecciavano in modo armonico.
Tornando al pranzo, l'atmosfera si fece ancora più intima quando Ivano ci raccontava dei vecchi mercati di antiquariato di una volta, più ricchi e pieni…
quella giornata segnò l'inizio di una bella amicizia. Ci ripromettemmo di incontrarci più spesso, di collaborare insieme, di creare qualcosa di nuovo… così, nel cuore di Recanati.
Il negozio di antiquariato di Laura e l'atelier di Ivano sono un luogo dove si puó respirare l'aria del passato, assaporare la dolcezza del presente e sognare il futuro.
Ogni oggetto antico è un frammento di una storia, un testimone del tempo e proprio come un vecchio mobile restaurato, anche chi passa e si ferma in quel luogo, può sentire quella sensazione di antico e di rinnovamento, l’evolversi e il divenire versioni migliori di noi stessi attraverso il passato come ponte e non solo nostalgia.
La storia di Laura, Ivano, di noi e di chi passa e tocca con lo sguardo ogni istante di tempo, è la dimostrazione che, anche nei tempi più difficili, l'arte e la passione possono aiutarci a trovare la nostra strada e a costruire un futuro migliore.
Ci rincontrammo verso sera, quando la luce era ancora calda, per immortalare in un ritratto i loro volti, suggellare il nostro incontro… sospeso in una clessidra di legno che attendeva il prossimo istante come sabbia del mare.

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le storie della vita

Gùshi, con Brunitos: un equilibrista in viaggio nel tempo, attraverso le emozioni che volano, che si mescolano e si espandono, come le storie della vita

Brunitos (nome d’arte dell’artista argentino Bruno Gagliardini) ci trascina in un vortice di tempo e abilità, unendo la tradizione circense alla contemporaneità con un tocco di magia. Il suo spettacolo è un inno alla relatività del tempo e alla bellezza del movimento circolare, un'esperienza che cattura lo spettatore e lo coinvolge in un viaggio sensoriale unico. Questo meraviglioso artista utilizza la lingua universale del circo per comunicare emozioni profonde, attraverso il suo corpo, agile ed espressivo, ammalia il pubblico, mentre la tecnica raffinata e la costante ricerca sorprendono ad ogni istante. I protagonisti indiscussi dello spettacolo sono i diablos, antichi attrezzi che, nelle mani di Brunitos, prendono vita e raccontano storie millenarie. Assistere ad una sua creazione significa vivere un viaggio sensoriale che immerge lo spettatore in un'atmosfera magica, con un'esibizione che fonde la musica classica con la maestria del diablo. Si percepisce la sua ricerca, il suo lavoro, la sua necessità di donare e ricevere energia, partendo dalla terra, la strada palcoscenico del suo spettacolo. È un inizio suggestivo, che proietta lo spettatore in un mondo sospeso tra sogno e realtà. Seguono momenti unici e inaspettati, con l'introduzione di diablos originali che sfidano le leggi della gravità e dell’immaginazione. Con la sua terra nel cuore, il suo sorriso travolgente Brunitos crea un tango con i Diablos, uno dei momenti più emozionanti dello spettacolo, danza con i suoi attrezzi, crea un dialogo armonioso e sensuale che lascia il pubblico con il naso all’insù. È un'esibizione che unisce la passione del tango alla virtuosità circense, un connubio inaspettato e affascinante. Ogni postura di Brunitos, ogni lancio e ripresa del diablo, è una dimostrazione magistrale dell'equilibrio. L'arte dell’equilibrio che lui regala sembra sfidare le leggi della gravità, mantenendo un controllo perfetto sul proprio corpo e sugli attrezzi. La rotazione dei diablos è un continuo gioco con la forza centrifuga. Brunitos sfrutta questa forza per creare movimenti fluidi e armonici, trasformando la fisica in danza. La gravità è una costante ed oltre ad essere una dimostrazione di abilità fisica, lo spettacolo di Brunitos può essere letto come un'allegoria della vita. L'equilibrio che l'artista cerca di mantenere è una metafora della nostra esistenza, sempre in bilico tra opposti: passato e futuro, gioia e dolore, ordine e caos. La rotazione dei diablos ricorda il ciclo continuo della vita, un eterno ritorno che ci porta a confrontarci sempre con nuove sfide, perchè in fondo ognuno di noi, è alla ricerca di un equilibrio interiore, di una sintesi tra le diverse forze che agiscono su di noi, la sfida alla gravità, così come le sfide della vita, ci permettono di scoprire la nostra fragilità, la nostra forza e la nostra bellezza.
Quanto il nostro equilibrio abbraccia la bellezza e supera gli ostacoli? Brunitos ci invita a riflettere sulla nostra relazione con il mondo fisico, sulla nostra capacità di trovare l'equilibrio e sulla bellezza che nasce dalla sfida.
Tutto in cerchio gira l’energia, si dilata verso il cielo e ritorna ai cuori seduti ad ascoltarlo e ad osservarlo nel gran finale: tre diablos danzano insieme a Brunitos, creando un'immagine di forza e armonia che lascia un segno indelebile nello spettatore. È un momento di grande intensità, che sottolinea l'abilità di questo artista di rendere ogni movimento una proposta poetica e intensa, respirare storie, storie che sono vita, sono il tempo, il tempo relativo alla storia di ognuno…

Brunitos è un artista incantevole, capace di unire la tradizione alla contemporaneità, il corpo alla mente, l'emozione alla tecnica. Una scenografia essenziale, in un luogo che non ha bisogno di presentazioni, la poetica Recanati, dove un gran poeta ci ha regalato sguardi infiniti, e l’infinito si percepisce tra le sfumature della luna che illumina gli occhi di ogni sognatore e di ogni sognatrice, con la gratitudine verso chi, come Brunitos, instancabile cerca di donare bellezza per continuare a sognare…

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Atelier Malicot

date » 11-06-2024 15:07

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Atelier Malicot: un atelier di fotografia unico nel suo genere che ci ha viste ospiti in occasione del primo Festival di fotografia “Photographie de rue à la chambre” nella primavera del 2024

L'Atelier si trova a Sablé-sur-Sarthe, in Francia, nei Paesi della Loira, sulle rive del fiume Erve. Fu costruito nel 1899 da Joseph Malicot (1874-1953) ed è tutt’ora un luogo che conserva tutta la ricchezza della storia della fotografia.

Un atelier di luce blu: composto da tre muri e da una vetrata parallela al fiume dove si odono i suoni della natura, lo scorrere dell’acqua, il canto degli uccelli, fino al suono dell’aria velata che si posa sulle immagini delle stagioni che si susseguono, ha una copertura anch'essa in vetro, dove tutto accade dal cielo con le sue vetrate di colore blu. Usare questo colore per le vetrate, era una scelta in quel periodo comune, poiché si pensava che lasciasse passare più luce del vetro ordinario, un elemento prezioso per i fotografi di quell'epoca in cui i tempi di posa erano molto lunghi.
L'arrivo delle lastre secche al gelatino bromuro d'argento nel 1890 ha reso il vetro blu quasi obsoleto. Tuttavia, alcuni fotografi professionisti hanno continuato a utilizzarlo, forse per tradizione o per distinguersi dalla fotografia amatoriale che si stava sviluppando in quel periodo, e quel colore blu resta la poesia di un luogo incantevole. L'atelier era dotato di tende per controllare la luce in funzione dell'ora del giorno, conteneva anche una varietà di scenografie e accessori per i servizi fotografici, come sedie, poltrone, colonne, poggiatesta, fondali e, naturalmente, macchine fotografiche e telai per le lastre fotografiche.
Un salvataggio e un restauro meticoloso: dopo la morte di Joseph Malicot nel 1953, l'atelier è stato abbandonato. A poco a poco, i vetri si sono rotti, i muri si sono degradati e la vegetazione si è installata. Un albero vicino ha persino iniziato a crescere in modo anarchico, mascherando una parte dell'atelier. Nel 1975, dopo la morte dell'unica figlia del fotografo, il nuovo proprietario ha fatto installare un tetto per proteggere l'edificio dalle intemperie, rallentando così il suo deterioramento. Nel 1986, in occasione della prima mostra dedicata al fotografo saboliano, il materiale rimanente nell'atelier è stato messo in sicurezza. Nel 2007 l'atelier è stato acquisito e sono stati condotti studi sulla possibilità del suo restauro. Se la veranda è stata preservata grazie al tetto installato nel 1975, la struttura che la sorreggeva era troppo corrosa e irrecuperabile. Inoltre, questa struttura si era mossa, causando un cedimento dei muri. Un'analisi è stata affidata ad uno studio specializzato che ha consigliato la realizzazione di un solaio collaborante per garantire una stabilità duratura. Nel 2009 è stato deciso di smontare completamente la veranda e restaurarla. Questo lavoro è stato affidato all'azienda Loubière "la forge d'Art". Parallelamente, la Société Choisnet & Bardoux ha realizzato un cordolo dei muri e la Société Construction métallique Saumuroise ha fabbricato un solaio collaborante. Terminata questa fase, la veranda è stata rimontata e dotata di vetri blu per restituirle il suo aspetto originario.
L'atelier è stato poi affidato all'associazione "Atelier Malicot" per essere riallestito con gli scenari restaurati, ispirandosi a documenti d'epoca (foto scattate nell'atelier da Malicot) e ad opere storiche sull'attività dei fotografi dell'inizio del XX secolo.
L'associazione ha la missione di creare un polo culturale intorno alla figura di Joseph Malicot e al suo atelier. Questo polo culturale avrà l'obiettivo di conservare e mantenere l'atelier fotografico, arricchire il fondo fotografico e far rivivere lo spazio con diverse iniziative, mostre e creazione di residenze d'artista. Doverosa questa piccola panaromica della sua storia, per sottolineare quanto è importante la cura del tempo, quanto la storia di ogni luogo è la nostra storia, quella che ci rende connessi con gli altri, con il passato e con la strada presente che si percorre.
Ed è in questo luogo ricco di memoria che abbiamo avuto l’onore di essere insieme ad altri sognatori di luce e sali d’argento, per poter condividere saperi, arte e tanta, tanta fotografia.

L'Atelier Malicot, immerso nella quieta bellezza di Sablé-sur-Sarthe, custodisce un'anima artistica che attraversa i secoli, luogo magico è stato testimone dell’incanto della fotografia e, negli ultimi anni, si è trasformato in una residenza d'artista, accogliendo creativi e sognatrici. Tra le sue mura cariche di storia, ci siamo immerse nella luce blu che filtra dalla veranda, trovando ispirazione per creare opere che esplorano la poesia della fotografia, a Sablè e nei villaggi vicini.
Con tocco delicato e contemplativo, ci siamo lasciate trasportare dall'atmosfera nostalgica dell'Atelier e attraverso una camera fotografica istantanea, costruita in legno, abbiamo abbracciato la bellezza effimera della luce che si posava tutta intorno, raccontando le piccole storie silenziose dei luoghi e delle persone. Durante la residenza, abbiamo avuto l'opportunità di confrontarci con altri artisti, di condividere le nostre esperienze, il mio percorso di fotografa, quello personale di Felisia attraverso la cura del progetto, e di arricchire il nostro percorso professionale e creativo. L'Atelier si è trasformato in un luogo di scambio e di crescita, dove la passione per l'arte ha creato un legame profondo. Ogni fotografia realizzata durante la residenza è stata un omaggio alla bellezza della fotografia e alla sua capacità di catturare l'essenza del tempo e della memoria, soprattutto un ritorno non solo nostalgico, ma necessario, alla fotografia nella sua essenza, fatta di apparecchiature che diventano tutt’uno con la creatività e il bisogno di raccontare, la carta tra le mani, il bianco e nero, l’odore dei liquidi e la meraviglia dell’immagine latente…


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Ho amato tutto

date » 06-04-2024 10:10

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Cinquemila 𝚔𝚖 𝚙𝚎𝚛𝚌𝚘𝚛𝚜𝚒, 𝚝𝚞𝚖𝚞𝚕𝚝𝚘 𝚍𝚒 𝚎𝚖𝚘𝚣𝚒𝚘𝚗𝚒, 𝚌𝚎𝚗𝚝𝚒𝚗𝚊𝚒𝚊 𝚍𝚒 𝚟𝚘𝚕𝚝𝚒, 𝚜𝚏𝚒𝚘𝚛𝚊𝚝𝚒, 𝚊𝚜𝚌𝚘𝚕𝚝𝚊𝚝𝚒, 𝚙𝚎𝚛𝚜𝚒. 𝙸𝚕 𝚏𝚒𝚞𝚖𝚎, 𝚒𝚕 𝚜𝚞𝚘 𝚜𝚌𝚘𝚛𝚛𝚎𝚛𝚎, 𝚒 𝚜𝚞𝚘𝚒 𝚙𝚘𝚗𝚝𝚒, 𝚒𝚕 𝚝𝚎𝚖𝚙𝚘. 𝙻𝚎 𝚟𝚎𝚝𝚛𝚊𝚝𝚎, 𝚕𝚊 𝚕𝚞𝚌𝚎, 𝚒𝚕 𝚋𝚕𝚞 𝚎 𝚒𝚕 𝚐𝚒𝚊𝚕𝚕𝚘, 𝚒𝚕 𝚙𝚊𝚜𝚜𝚊𝚝𝚘, 𝚕𝚊 𝚜𝚝𝚘𝚛𝚒𝚊, 𝚕’𝟾𝟶𝟶, 𝚕𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘𝚐𝚛𝚊𝚏𝚒𝚊, 𝚒𝚕 𝚙𝚛𝚎𝚜𝚎𝚗𝚝𝚎... 𝙿𝚊𝚛𝚘𝚕𝚎, 𝚟𝚘𝚌𝚒, 𝚜𝚒𝚕𝚎𝚗𝚣𝚒. 𝙸𝚗𝚏𝚒𝚗𝚒𝚝𝚒 𝚙𝚊𝚎𝚜𝚊𝚐𝚐𝚒, 𝚍𝚎𝚝𝚝𝚊𝚐𝚕𝚒, 𝚌𝚒𝚎𝚕𝚒, 𝚌𝚘𝚕𝚘𝚛𝚒, 𝚘𝚖𝚋𝚛𝚎, 𝚜𝚝𝚛𝚊𝚍𝚎, 𝚌𝚞𝚛𝚟𝚎, 𝚍𝚒𝚜𝚌𝚎𝚜𝚎, 𝚜𝚊𝚕𝚒𝚝𝚎... 𝚊𝚕𝚋𝚎𝚛𝚒, 𝚚𝚞𝚊𝚗𝚝𝚒 𝚊𝚕𝚋𝚎𝚛𝚒, 𝚒𝚕 𝚟𝚎𝚛𝚍𝚎, 𝚒 𝚏𝚒𝚘𝚛𝚒, 𝚕’𝚊𝚌𝚚𝚞𝚊, 𝚒 𝚜𝚞𝚘𝚗𝚒, 𝚒𝚕 𝚟𝚎𝚗𝚝𝚘, 𝚕𝚊 𝚙𝚒𝚘𝚐𝚐𝚒𝚊, 𝚚𝚞𝚊𝚗𝚝𝚊 𝚙𝚒𝚘𝚐𝚐𝚒𝚊, 𝚒𝚕 𝚟𝚎𝚗𝚝𝚘, 𝚚𝚞𝚊𝚗𝚝𝚘 𝚟𝚎𝚗𝚝𝚘... 𝚕’𝚊𝚝𝚝𝚎𝚜𝚊 𝚎 𝚒𝚕 𝚜𝚘𝚕𝚎, 𝚒𝚕 𝚜𝚘𝚕𝚎, 𝚐𝚘𝚌𝚌𝚎, 𝚕𝚊 𝚌𝚕𝚎𝚜𝚜𝚒𝚍𝚛𝚊, 𝚒 𝚛𝚒𝚏𝚕𝚎𝚜𝚜𝚒, 𝚕𝚘 𝚜𝚙𝚎𝚌𝚌𝚑𝚒𝚘. 𝙸𝚕 𝚏𝚕𝚊𝚗, 𝚒𝚕 𝚟𝚒𝚗𝚘, 𝚒𝚕 𝚌𝚊𝚏𝚏𝚎̀ 𝚕𝚘𝚞𝚗𝚐𝚎, 𝚕𝚊 𝚌𝚊𝚛𝚝𝚊 𝚊𝚛𝚐𝚎𝚗𝚝𝚒𝚌𝚊, 𝚒𝚕 𝚝𝚊𝚌𝚌𝚞𝚒𝚗𝚘. 𝙴 𝙿𝚊𝚛𝚒𝚐𝚒, 𝚕𝚎 𝚋𝚊𝚐𝚞𝚎𝚝𝚝𝚎, 𝚒 𝚝𝚎𝚝𝚝𝚒, 𝚕𝚊 𝚖𝚞𝚜𝚒𝚌𝚊, 𝚕𝚎 𝚌𝚘𝚛𝚗𝚒𝚌𝚒, 𝚕𝚊 𝚝𝚘𝚛𝚛𝚎... 𝚎 𝚚𝚞𝚎𝚕 𝚖𝚊𝚝𝚝𝚒𝚗𝚘, 𝚒𝚕 𝚛𝚒𝚜𝚟𝚎𝚐𝚕𝚒𝚘... 𝚎 𝚍𝚒 𝚗𝚞𝚘𝚟𝚘 𝚊𝚣𝚣𝚞𝚛𝚛𝚘, 𝚕𝚊𝚟𝚊𝚗𝚍𝚊, 𝚕𝚊 𝚕𝚘𝚌𝚊𝚗𝚍𝚊, 𝚅𝚒𝚗𝚌𝚎𝚗𝚝, 𝚕𝚎 𝚘𝚕𝚒𝚟𝚎, 𝚒𝚕 𝚋𝚛𝚘𝚌𝚊𝚗𝚝𝚎, 𝚕𝚎 𝚜𝚝𝚘𝚛𝚒𝚎... 𝚕𝚎 𝚙𝚊𝚞𝚛𝚎, 𝚕𝚎 𝚕𝚊𝚌𝚛𝚒𝚖𝚎, 𝚒 𝚍𝚎𝚜𝚒𝚍𝚎𝚛𝚒, 𝚕𝚎 𝚏𝚎𝚛𝚒𝚝𝚎, 𝚕𝚊 𝚌𝚞𝚛𝚊...
Ora ho 𝚋𝚒𝚜𝚘𝚐𝚗𝚘 𝚍𝚒 𝚏𝚎𝚛𝚖𝚊𝚛𝚖𝚒, 𝚍𝚎𝚌𝚊𝚗𝚝𝚊𝚛𝚎, 𝚌𝚊𝚙𝚒𝚛𝚎, 𝚙𝚛𝚘𝚝𝚎𝚐𝚐𝚎𝚛𝚖𝚒… 𝚝𝚛𝚘𝚟𝚘 𝚕𝚎 𝚙𝚊𝚛𝚘𝚕𝚎, 𝚙𝚛𝚘𝚟𝚘 𝚊 𝚕𝚎𝚐𝚐𝚎𝚛𝚎, 𝚙𝚛𝚘𝚟𝚎𝚛𝚘̀ 𝚊 𝚜𝚌𝚛𝚒𝚟𝚎𝚛𝚎... 𝙶𝚛𝚊𝚣𝚒𝚎 𝚙𝚒𝚌𝚌𝚘𝚕𝚘 𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎 𝚏𝚛𝚊𝚗𝚌𝚎𝚜𝚎, 𝚐𝚛𝚊𝚣𝚒𝚎 𝚙𝚒𝚌𝚌𝚘𝚕𝚘 𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎 𝚒𝚝𝚊𝚕𝚒𝚊𝚗𝚘. 𝚃𝚞𝚝𝚝𝚘 𝚎̀ 𝚏𝚛𝚊𝚐𝚒𝚕𝚎, 𝚗𝚘𝚗 𝚎𝚜𝚒𝚜𝚝𝚎 𝚐𝚒𝚞𝚜𝚝𝚒𝚣𝚒𝚊, 𝚖𝚊 𝚌𝚎𝚛𝚌𝚘 𝚋𝚎𝚕𝚕𝚎𝚣𝚣𝚊, 𝚑𝚘 𝚒𝚕 𝚍𝚘𝚟𝚎𝚛𝚎 𝚍𝚒 𝚟𝚒𝚟𝚎𝚛𝚎 𝚎 𝚍𝚒 𝚟𝚒𝚟𝚎𝚛𝚕𝚊, 𝚎𝚜𝚜𝚎𝚛𝚎 𝚍𝚎𝚐𝚗𝚊. L'amore dona energie per vivere tutto, non le annienta per non vivere nulla.
𝙼𝚒 𝚏𝚎𝚛𝚖𝚘 𝚊𝚍 𝚊𝚜𝚌𝚘𝚕𝚝𝚊𝚛𝚎 𝚕’𝚊𝚌𝚚𝚞𝚊, 𝚕𝚎 𝚌𝚑𝚒𝚎𝚍𝚎𝚛𝚘̀ come, 𝚚𝚞𝚎𝚕 𝚌𝚑𝚎 𝚟𝚘𝚛𝚛𝚎𝚒 𝚎̀ 𝚜𝚘𝚕𝚘 𝚙𝚎𝚛𝚍𝚘𝚗𝚊𝚛𝚖𝚒… e avere pace, perché so solo amare.

aprile 2024

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argento

date » 02-02-2024 18:35

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𝙳𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚏𝚒𝚗𝚎𝚜𝚝𝚛𝚊 𝚍𝚒 𝚌𝚊𝚜𝚊, 𝚕𝚊 𝚕𝚞𝚌𝚎 𝚊𝚗𝚗𝚞𝚗𝚌𝚒𝚊 𝚒𝚕 𝚖𝚊𝚝𝚝𝚒𝚗𝚘.
𝚂𝚒 𝚙𝚛𝚎𝚙𝚊𝚛𝚊𝚗𝚘 𝚒 𝚕𝚒𝚚𝚞𝚒𝚍𝚒 𝚙𝚎𝚛 𝚕𝚘 𝚜𝚟𝚒𝚕𝚞𝚙𝚙𝚘, 𝚜𝚒 𝚜𝚒𝚜𝚝𝚎𝚖𝚊 𝚕𝚊 𝚌𝚊𝚛𝚝𝚊 𝚎 𝚕𝚊 𝚌𝚕𝚎𝚜𝚜𝚒𝚍𝚛𝚊, 𝚜𝚒 𝚙𝚘𝚜𝚊 𝚕𝚊 𝚜𝚌𝚊𝚝𝚘𝚕𝚊 𝚍𝚒 𝚕𝚎𝚐𝚗𝚘 𝚗𝚎𝚕𝚕𝚊 𝚜𝚞𝚊 𝚋𝚘𝚛𝚜𝚊 𝚊𝚙𝚙𝚎𝚗𝚊 𝚌𝚞𝚌𝚒𝚝𝚊. 𝙽𝚎𝚕 𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎 𝚍𝚒 𝚞𝚗 𝚙𝚊𝚛𝚌𝚘 𝚒𝚗𝚘𝚗𝚍𝚊𝚝𝚘 𝚍𝚒 𝚜𝚘𝚕𝚎, 𝚜𝚒 𝚎𝚛𝚐𝚎 𝚖𝚊𝚎𝚜𝚝𝚘𝚜𝚊 𝚞𝚗𝚊 𝚜𝚎𝚛𝚛𝚊 𝚍𝚒 𝚟𝚎𝚝𝚛𝚘 𝚎 𝚖𝚎𝚝𝚊𝚕𝚕𝚘, 𝚞𝚗 𝚕𝚞𝚘𝚐𝚘 𝚍𝚘𝚟𝚎 𝚕𝚊 𝚌𝚛𝚎𝚊𝚝𝚒𝚟𝚒𝚝𝚊̀ 𝚎 𝚕𝚊 𝚋𝚎𝚕𝚕𝚎𝚣𝚣𝚊 𝚜𝚒 𝚏𝚘𝚗𝚍𝚘𝚗𝚘 𝚒𝚗 𝚞𝚗 𝚒𝚗𝚌𝚊𝚗𝚝𝚎𝚟𝚘𝚕𝚎 𝚊𝚋𝚋𝚛𝚊𝚌𝚌𝚒𝚘. 𝚀𝚞𝚒, 𝚝𝚛𝚊 𝚒𝚕 𝚝𝚒𝚗𝚝𝚒𝚗𝚗𝚒𝚘 𝚍𝚒 𝚙𝚒𝚌𝚌𝚘𝚕𝚒 𝚟𝚘𝚕𝚊𝚝𝚒𝚕𝚒, 𝚒 𝚐𝚒𝚘𝚌𝚑𝚒 𝚍𝚒 𝚕𝚞𝚌𝚎 𝚎 𝚟𝚎𝚗𝚝𝚘 𝚕𝚒𝚎𝚟𝚎 𝚝𝚛𝚊 𝚒𝚕 𝚜𝚊𝚕𝚒𝚌𝚎 𝚙𝚒𝚊𝚗𝚐𝚎𝚗𝚝𝚎 𝚎 𝚕'𝚘𝚍𝚘𝚛𝚎 𝚍𝚒 𝚙𝚒𝚊𝚗𝚝𝚎 𝚛𝚒𝚐𝚘𝚐𝚕𝚒𝚘𝚜𝚎, 𝚜𝚒𝚜𝚝𝚎𝚖𝚒𝚊𝚖𝚘 𝚕𝚊 𝚕𝚊 𝚝𝚎𝚛𝚗𝚊 𝚖𝚊𝚐𝚒𝚌𝚊. 𝚁𝚒𝚝𝚛𝚊𝚝𝚝𝚒 𝚜𝚒 𝚊𝚗𝚒𝚖𝚊𝚗𝚘, 𝚎𝚜𝚙𝚛𝚎𝚜𝚜𝚒𝚘𝚗𝚒 𝚜𝚒 𝚏𝚊𝚗𝚗𝚘 𝚌𝚊𝚗𝚝𝚒 𝚜𝚒𝚕𝚎𝚗𝚣𝚒𝚘𝚜𝚒. 𝙲𝚘𝚗 𝚕'𝚊𝚛𝚐𝚎𝚗𝚝𝚘 𝚜𝚒 𝚏𝚘𝚛𝚖𝚊𝚗𝚘 𝚕𝚎 𝚜𝚏𝚞𝚖𝚊𝚝𝚞𝚛𝚎 𝚍𝚎𝚕𝚕'𝚎𝚜𝚒𝚜𝚝𝚎𝚗𝚣𝚊. 𝙲𝚘𝚗 𝚖𝚊𝚗𝚘 𝚍𝚎𝚕𝚒𝚌𝚊𝚝𝚊 𝚎 𝚘𝚌𝚌𝚑𝚒𝚘 𝚊𝚝𝚝𝚎𝚗𝚝𝚘, 𝚜𝚒 𝚜𝚌𝚛𝚞𝚝𝚊 𝚗𝚎𝚕𝚕'𝚒𝚗𝚝𝚒𝚖𝚘 𝚍𝚎𝚕𝚕𝚎 𝚙𝚎𝚛𝚜𝚘𝚗𝚎, 𝚒𝚗 𝚚𝚞𝚎𝚕𝚕𝚎 𝚌𝚑𝚎 𝚜𝚒 𝚍𝚘𝚗𝚊𝚗𝚘, 𝚜𝚒 𝚙𝚘𝚗𝚐𝚘𝚗𝚘 𝚍𝚘𝚖𝚊𝚗𝚍𝚎, 𝚛𝚒𝚟𝚎𝚕𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚕𝚊 𝚌𝚘𝚖𝚙𝚕𝚎𝚜𝚜𝚒𝚝𝚊̀ 𝚎 𝚕𝚊 𝚋𝚎𝚕𝚕𝚎𝚣𝚣𝚊 𝚗𝚊𝚜𝚌𝚘𝚜𝚝𝚊 𝚍𝚒 𝚘𝚐𝚗𝚒 𝚒𝚗𝚍𝚒𝚟𝚒𝚍𝚞𝚘. 𝚄𝚗 𝚜𝚘𝚛𝚛𝚒𝚜𝚘, 𝚞𝚗𝚊 𝚕𝚊𝚌𝚛𝚒𝚖𝚊, 𝚞𝚗'𝚘𝚖𝚋𝚛𝚊 𝚍𝚒 𝚖𝚊𝚕𝚒𝚗𝚌𝚘𝚗𝚒𝚊...𝙻𝚊 𝚜𝚎𝚛𝚛𝚊, 𝚌𝚘𝚗 𝚕𝚎 𝚜𝚞𝚎 𝚙𝚊𝚛𝚎𝚝𝚒 𝚝𝚛𝚊𝚜𝚙𝚊𝚛𝚎𝚗𝚝𝚒, 𝚍𝚒𝚟𝚎𝚗𝚝𝚊 𝚞𝚗 𝚌𝚘𝚗𝚏𝚎𝚜𝚜𝚒𝚘𝚗𝚊𝚕𝚎 𝚖𝚘𝚍𝚎𝚛𝚗𝚘 𝚒𝚗 𝚌𝚞𝚒 𝚜𝚒 𝚌𝚎𝚕𝚊𝚗𝚘 𝚜𝚝𝚘𝚛𝚒𝚎, 𝚜𝚘𝚐𝚗𝚒 𝚎 𝚍𝚎𝚜𝚒𝚍𝚎𝚛𝚒. 𝙻𝚞𝚌𝚎 𝚜𝚘𝚕𝚊𝚛𝚎 𝚏𝚒𝚕𝚝𝚛𝚊 𝚊𝚝𝚝𝚛𝚊𝚟𝚎𝚛𝚜𝚘 𝚘𝚐𝚗𝚒 𝚏𝚎𝚗𝚍𝚒𝚝𝚞𝚛𝚊, 𝚝𝚒𝚗𝚐𝚎𝚗𝚍𝚘 𝚐𝚕𝚒 𝚜𝚌𝚊𝚝𝚝𝚒 𝚍𝚒 𝚌𝚊𝚕𝚍𝚎 𝚜𝚏𝚞𝚖𝚊𝚝𝚞𝚛𝚎 𝚍𝚘𝚛𝚊𝚝𝚎. 𝙻𝚎 𝚏𝚘𝚝𝚘𝚐𝚛𝚊𝚏𝚒𝚎 𝚜𝚒 𝚝𝚒𝚗𝚐𝚘𝚗𝚘 𝚌𝚘𝚜𝚒̀ 𝚍𝚒 𝚞𝚗𝚊 𝚟𝚎𝚜𝚝𝚎 𝚙𝚘𝚎𝚝𝚒𝚌𝚊...
𝙰𝚌𝚌𝚊𝚍𝚎, 𝚚𝚞𝚒.
𝙾𝚛𝚊

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Peppe Barra e la Cantata dei Pastori

date » 29-12-2023 11:56

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tags » maria di pietro teatro trianon peppe barra la cantata dei pastori napoli,

𝘜𝘯𝘢 𝘯𝘰𝘵𝘵𝘦 𝘢 𝘕𝘢𝘱𝘰𝘭𝘪,
𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦̀ “.... 𝘚𝘦 𝘴𝘦𝘪 𝘵𝘳𝘪𝘴𝘵𝘦, 𝘮𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪 𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘳𝘻𝘢 𝘥𝘪 𝘷𝘢𝘳𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘰𝘨𝘭𝘪𝘢, 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘤𝘪𝘵𝘵𝘢̀ 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘪 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘭𝘶𝘰𝘨𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘱𝘱𝘢 𝘢 𝘵𝘦 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘰, 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘤𝘪𝘯𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢. 𝘚𝘦 𝘢𝘮𝘪 𝘕𝘢𝘱𝘰𝘭𝘪, 𝘴𝘢𝘪 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦. 𝘌 𝘭𝘢 𝘤𝘪𝘵𝘵𝘢̀ 𝘵𝘪 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘨𝘭𝘪𝘦, 𝘵𝘪 𝘴𝘰𝘳𝘳𝘦𝘨𝘨𝘦 𝘦 𝘵𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢.”


Il suo volto: ogni espressione sussurrata, cantata, silente o marcata, disegna la sua anima che sgorga in ogni istante della sua interpretazione. Peppe Barra non è semplicemente un attore, le venature e gli intrecci di ogni sua parola sono l’essenza del teatro che prende vita nell’istante stesso che il suo corpo attraversa lo spazio, quello del palcoscenico della vita, reale, immaginata e sognata. Peppe Barra è un eclettico artista noto per le sue straordinarie capacità nel campo dell'arte e del teatro. La sua carriera poliedrica abbraccia la recitazione, la musica, la scrittura, creando un impatto significativo sulla scena artistica italiana. Il suo stile unico e la profonda connessione con la cultura napoletana emergono attraverso le sue opere, trasportando il pubblico in un viaggio emozionale e culturale. La sua presenza scenica vibrante e la capacità di mescolare tradizione e innovazione lo rendono un'icona indiscussa.
La "Cantata dei Pastori" è una rappresentazione teatrale popolare napoletana che ha radici antiche, Peppe Barra ha contribuito in modo significativo a mantenere viva questa tradizione attraverso la sua partecipazione a varie produzioni della Cantata dei Pastori. Questa forma teatrale è spesso associata alla tradizione natalizia e narra la storia della Natività con un tocco folkloristico e comico. Peppe Barra, con la sua presenza carismatica e la conoscenza approfondita delle tradizioni napoletane, ha portato la sua interpretazione unica a questo genere teatrale, contribuendo a preservare e trasmettere questa forma d'arte che affonda le radici nella cultura popolare della Campania. Nella cornice del teatro Trianon, Barra che incarna da cinquant’anni il pulcinellesco Razzullo, scrivano partenopeo inviato dall’imperatore a ‎Betlemme per il censimento delle nascite, insieme alla straordinaria Lalla Esposito nel ruolo di Sarchiapone, il bizzarro personaggio ‎fisicamente deforme che pratica l’arte dell’arrangiarsi, regalano uno spettacolo che si vive tutto di un fiato tra dolce malinconia e riso. Si dimentica per un istante qualsiasi briciola d’odio di questi tempi bui, le guerre si rifiutano e non appartengono a questo momento velato e protetto, vibra solo l’amore, solo l’amore.
La magia dell'arte di Peppe Barra risiede nella sua straordinaria capacità di emozionare il pubblico come pochi sanno fare. Attraverso la sua interpretazione teatrale questo meraviglioso artista crea un connubio unico di tradizione e innovazione che tocca il cuore come pochi sanno fare. La sua autenticità nell'esprimere le ricchezze della cultura napoletana, unita a una presenza scenica carismatica, trasforma ogni performance in un'esperienza coinvolgente e indimenticabile. Peppe Barra ha il dono di trasmettere emozioni profonde, unendo passione e maestria artistica per creare un impatto duraturo che va oltre il palcoscenico. La sua arte, ricca di sfumature e autenticità, continua a emozionare il pubblico, confermando il suo status di icona nelle arti e nel teatro.
Una serata unica nel cuore di Napoli, in un dicembre caldo dove ogni angolo del Teatro Trianon, diventa luogo di connessione tra il maestro e il cuore di tutti e tutte, creando ricordi indelebili che continueranno a nutrire passione per l'arte nel corso della vita, che altro non è che un palcoscenico infinito…

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L'ultima bellezza...

date » 30-11-2023 15:51

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Piccola anima fragile
sguardo dei miei sogni
ricordo desideri
come dolci armonie.
Sul pianoforte note di speranza
dipingo vento.
Vorrei vivere d'amore vicino
come il mare costante.
Tra sfumature di luce e melodie
ricerco la pace
nella stanza bianca memorie si rianimano e splendono
cornici blu
custodi del tempo passato e quella fotografia di una bambina sognata.
Domande senza risposta
amore che prova a tessere i giorni
ferisce per poi guarire quelle stesse ferite.
Come custodirlo questo sentimento fragile
nella camera oscura dell'anima tra le sfumature dell'argento?
Il mio corpo è stanco
immobile con il peso del dolore
prova a danzare e non si perdona.
L’anima non riesce più a respirare.
Sogno di abbandonarmi in una musica
trovare rifugio e consolazione
in una carezza d’armonia che lenisce ogni sofferenza.
Le dita sfiorano ad occhi chiusi
quei tasti di nuvole, con delicatezza
come una parola donata al cuore
in una dolce dolente preghiera…
… resto con me , confidente silente
ad accogliere il peso del dolore
incapace di alleviare questo tormento
in questo novembre
che questa volta mi ha fatto troppo male.
E vai sempre più via, come un’immensa bugia.

30/11 - maria

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Mario

date » 23-11-2023 15:27

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In questi giorni in Italia è uscita la prima monografia dedicata al fotografo e caro amico Mario Carnicelli. Le sue fotografie parlano di volti, persone, dell’individuo nella sua natura di essere sociale, “appartenente alla storia e alla comunità, con la quale condivide le circostanze che ne hanno segnato vita e identità. In questo libro fotografico piazze e strade rappresentano un luogo fondamentale di aggregazione, che Carnicelli ha immortalato in momenti cruciali della storia recente come, ad esempio, i funerali di Palmiro Togliatti. Attraverso un’accurata selezione di 85 fotografie, il volume documenta l’orientamento del lavoro di Carnicelli verso l’idea di «noi»: un concetto di comunità, partecipazione, e consapevolezza di esistere insieme e in relazione agli altri.” Mario è nato ad Atri nel 1937, vive e lavora a Pistoia, dove ho avuto il piacere di conoscerlo per la prima volta più di dieci anni fa. Da allora tanti sono stati i nostri incontri per parlare di fotografia, tutti mai fortuiti, di domenica mattina in Piazza Duomo con un caffè in una bella giornata di sole, o nel suo studio a parlare d’arte mentre mi spingeva, in compagnia di Felisia, a sviluppare senza remore, i nostri progetti fotografici. E proprio qualche giorno fa nel fargli un colpo di telefono per fargli vedere la lanterna magica di legno costruita pezzo dopo pezzo, e chiedergli se era disponibile per un ritratto, caso ha voluto che era lo stesso giorno dell’uscita del suo libro. La mattina trascorsa insieme è stata un’immersione totale nella camera oscura degli entusiasmi, come se il tempo altro non fosse che una moltitudine di possibilità per realizzare la prossima fotografia… e quel ci siamo donati reciprocamente, è il dentro delle cose belle.


Mario è in esposizione permanente a Palazzo Fabroni di Pistoia e questo libro, con testo della bravissima Roberta Valtorta, merita di essere sfogliato e tenuto tra i propri libri fotografici.

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Marcello Colasurdo: il grido carezzevole di un sogno

date » 05-07-2023 12:22

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tags » #marcellocolasurdo #zezi #tammorra #tammurriata,

Chi come te,
viscerale e passionale, potrà ricordare al popolo "chi sono, da dove vengo?"
Chi potrà, con la stessa voce, far vibrare una Tammorra per ricordarsi da che parte stare?
Quale canto potrà somigliare al tuo, dal mare alle foreste, con le braccia in cerchio che si fermano sul cuore?
Tempo ed acqua Marcello... dicevi sono la stessa cosa. Ora la tua voce è sparsa per sempre per non esser soli, in quel cerchio di infinite storie.
Si è fermato il tempo maestro, a questo punto non resta che iniziare la musica e danzare, per te.
Madre luna ti riconoscerà alla prima vibrazione... noi resteremo qui nel nostro errare.


- quella sera a Piedigrotta, insieme a te -

Oggi, cinque volte luglio 2023

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Kerkent

date » 18-05-2023 12:44

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Il vento è colmo di mare,
dalle piccole colline maestoso divide questa terra dall'Africa. Nessun confine divide i profumi, i suoni, in questa primavera di maggio, con un sole lieve che accarezza il giallo intenso delle pietre, con la sua luce satura di culture che si mescolano, si cercano, si confondono fino al baracco...

La vecchia Girgenti
Questo è il centro storico di Agrigento,
la vecchia Girgenti, Kerkent per gli Arabi, Gergent per i Normanni e infine Girgenti. Occupa quasi interamente il Colle di Girgenti in una posizione arroccata scelta nel Medioevo per esigenze difensive e anche per la vicinanza del nuovo porto più favorevole al commercio. Percorrendo a piedi le strade e i vicoli della vecchia Girgenti si possono scoprire gli angoli caratteristici e i monumenti più significativi che rimandano a complesse vicende storiche e umane che si sono succedute nei secoli tra invasori arabi, normanni, angioni, aragonesi… eppure, tutta questa ricchezza è abbandonata, l’erba cresce tra le pietre, i cornicioni delle case si sgretolano, le finestre consumate restano chiuse, tra incuria e gatti stanchi dormienti. Tutta la bellezza esplode lo stesso, la Chiesa di Santa Maria dei Greci, la Chiesa e il Monastero di Santo Spirito, la Cattedrale di San Gerlando… una bellezza tale da bastare a se stessa, ma che ha bisogno di attenzione e cura.
Attraversare queste strade, significa respirare il Mediterraneo, i suoi duemilaseicento anni di storia, i suoi Templi, da Empedocle a Camilleri… e significa sentirsi invasi da una tristezza infinita nell’appurare che in questo centro storico ancora non si è fatto abbastanza per garantire che questa storia e la sua bellezza, non corra il rischio di scomparire, anno dopo anno, nell’indifferenza delle istituzioni.
E’ successo già con altre città di avere la speranza che la nomina a Capitale della Cultura (Agrigento nel 2025) potesse, con i soldi ricevuti, far risplendere l’immenso patrimonio artistico e non servire meramente a favorire turismo (così importante e così pericoloso…) e a guardare al futuro. Questo “ricco patrimonio culturale del territorio” non sarà mai “il volano con cui si valorizza la variegata offerta culturale proposta in un’ottica di innovazione, promozione e, di conseguenza, di un successivo sviluppo socio-economico…” se si dimentica il passato, se non si tutela e non se ne ha cura, con forte consapevolezza.

( https://www.beniculturali.it/comunicato/24402 )



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𝚂𝚒𝚌𝚒𝚕𝚢
Flaneuse
maggio 2023

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