mariadipietro

Fotografia Ribelle

date » 11-04-2022 13:21

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Edizione aggiornata e ampliata, rispetto a quella del 2017, con l'aggiunta di 116 pagine e 6 fotografe.
33 fotografe che hanno rivoluzionato la fotografia (e la loro vita) raccontate dalla penna radicale di Pino Bertelli che, con amore e rabbia, accompagna le sue parole con una selezione fotografica per ogni artista presentata.

Berenice Abbot
Paola Agosti
Diane Arbus
Eve Arnold
Letizia Battaglia
Alexandra Boulat
Margaret Bourke-White
Lisetta Carmi
Carla Cerati
Claude Chaun
Maria Di Pietro
Martine Franck
Gisèle Freund
Nancy "Nan" Goldin
Kati Horna
Germaine Krull
Dorothea Lange
Annie Leibovitz
Vivian Maier
Sally Mann
Mary Ellen Mark
Lee Miller
Lisette Model
Tina Modotti
Ruth Orkin
Leni Riefensthal
Cristina Garcia Rodero
Marialba Russo
Annemarie Schwarzenbach
Cindy Sherman
Gerda Taro
Francesca Woodman
Liu Xia



Le immagini di queste singolari fotografe, disuguali, imperfette o talvolta celebrate malamente, esprimono una cartografia dell’esistenza che — per alcune di loro — smargina nell’indignazione o nella ribellione. Sono numi della rivolta, pi  che mai necessari, che si affrancano ai dannati, ai reprobi, agli schiavi, ai freak, per i quali ancora e sempre occorre ricordare la necessit  della resistenza sociale e dell’insubordinazione che ne consegue.
EDIZIONE AGGIORNATA E AMPLIATA.[/justify]

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Teatro Viaggiante

date » 14-01-2023 21:10

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La poesia col suo suo carretto di legno percorre tutti i fili sottili che portano all'anima, lì nel profondo dove ogni artista trova una tenera carezza. Oltre il sipario c'è il buio della società odierna che non ode le voci e la musica degli artisti. Nella luce soffusa dei loro volti in controluce, tessono poesia, bellezza e ribellione, oggi come ieri, c'è un tempo da raccontare, c'è un mondo da descrivere, libertà da riconquistare. C'è un mondo da salvare, e solo la poesia può esplodere di bellezza... perché si impari a passare dal buio delle costrizioni in cui siamo ingabbiati alla luce della libertà.
Grazie a Fabio Tinella, che di bianco truccato, con il suo mantello e colletto pieghettato , ancora trascina sogni sull'antico teatro viaggiante.


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Un Nouveau Regard

date » 08-01-2023 16:17

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Quattro diverse sedi situate nel cuore del centro storico di Pistoia, città spesso dimenticata, poco valorizzata dai suoi stessi abitanti, città meravigliosa nella sua bellezza che ancora fa fatica ad aprirsi al mondo contemporaneo, senza per questo perdere le sue radici, quattro sedi, Palazzo Buontalenti, Palazzo dè Rossi, Antico Palazzo dei Vescovi, San Salvatore, compongono il sistema museale Pistoia Musei. Un progetto importante e impegnativo nato nel 2019 sotto la Direzione Scientifica di Philip Rylands (Direttore Emerito Collezione Peggy Guggenheim, Venezia) dalla volontà di Fondazione Caript, gestito dalla sua società strumentale Pistoia Musei & Cultura Scrl e oggi diretto da Monica Preti, per molti anni Direttrice della programmazione culturale dell’Auditorium Musée du Louvre.
Dopo il 2017 con Pistoia Capitale Italiana della Cultura – si pone l’obiettivo di offrire un calendario di iniziative culturali articolato e attrattivo, raccontando la città dalle sue origini fino alla contemporaneità con un programma espositivo di ampio respiro, affinché Pistoia si affermi sempre di più come meta prediletta dal turismo culturale, valorizzando e promuovendo il suo straordinario patrimonio.
Lo scorso anno la mostra Medioevo a Pistoia, Crocevia di artisti fra Romanico e Gotico illustrava per la prima volta lo straordinario panorama delle arti a Pistoia dal XII agli inizi del XV secolo, rivelando il ruolo di primo piano assunto nel Medioevo dalla città nel campo delle arti figurative. Quest’anno un’altra interessantissima mostra racconta e ricorda un protagonista indiscusso del cinema italiano…

Mauro Bolognini (1922-2001) è stato un protagonista della cultura italiana del secondo dopoguerra capace di spaziare tra cinema, televisione, teatro e opera lirica. Particolari e fecondi sono stati i rapporti intrattenuti con il cinema francese e con la cultura italiana a lui contemporanea, particolarmente con Pasolini. Per trentacinque anni protagonista indiscusso del cinema, dell’opera e del teatro italiano, ha diretto artisti quali Marcello Mastroianni, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale, Jean-Paul Belmondo, Catherine Deneuve, Ottavia Piccolo, Isabelle Huppert, Alberto Sordi – solo per citarne alcuni. Pistoiese di nascita, ma cittadino del mondo, Mauro Bolognini, regista di fama internazionale, pietra miliare del cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta è stato regista di decine di pellicole, ha diretto grandi attrici e attori. I momenti più significativi della vita e dell’opera del regista si possono percorrere in tante opere artistiche quali manifesti, bozzetti, costumi, fotografie, oggetti di scena, un percorso quello di Bolognini che ha radici costanti con le arti, una passione che parte dalla formazione toscana, a contatto con i capolavori della pittura macchiaiola e con le esperienze della scuola pistoiese del primo Novecento, dal periodo di studio con Ottone Rosai, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Il suo amore per la pittura ha di certo influenzato la sua regia, le sue creazioni, arricchendo molte sue pellicole – e in particolare La Viaccia del 1961 e Metello del 1970 – di vere e proprie citazioni figurative di capolavori della pittura italiana e francese. Vincenzo Farinella approfondirà questo background nel saggio Mauro Bolognini, un regista innamorato della pittura. Due casi studio, La Viaccia e Metello, vanno ad approfondire l’influenza che la pittura ha avuto nell’intera opera del regista. In La Viaccia del 1961, ambientato nella Toscana di fine Ottocento e tra i più sfacciatamente pittorici della sua filmografia, è così possibile scoprire gli echi della rivoluzione realista di Gustave Courbet - Un funerale a Omans, Gli spaccapietre - ma anche suggestioni da Giovanni Fattori (Ritorno a casa) e Henri de Toulouse-Lautrac, con le sue donne in corsetto, per gli ambienti e i costumi del bordello, che trovano riscontro anche nel Manet di Il bar alle Folies-Bergère.
Poi ancora, per Metello del 1970, con cui Bolognini torna in Toscana di inizio ‘900, troviamo le atmosfere e le composizioni di Segantini (A messa prima) e di Telemaco Signorini (Il Ponte Vecchio). Questo “assaggio” sulle fonti pittoriche nel cinema di Bolognini lascia intendere come la cultura e il gusto del regista di Pistoia si estendessero ben al di là della pittura macchiaiola, per attingere a fonti internazionali più varie e stratificate.

In occasione del centenario della sua nascita, dal 10 novembre 2022 al 26 febbraio 2023 Pistoia Musei presenta al pubblico Mauro Bolognini, un nouveau regard. Il cinema, il teatro e le arti, mostra a cura di Andrea Baldinotti, Vincenzo Farinella, Monica Preti e Luca Scarlini che si articolerà nelle sedi di Palazzo Buontalenti e dell’Antico Palazzo dei Vescovi, nel cuore storico della città di Pistoia.
Circa 200 tra manifesti, bozzetti, costumi, dipinti, fotografie e materiali di scena per una mostra che ha il duplice intento di riconsiderare in modo complessivo l’opera di Bolognini e di espandere alla dimensione europea la ricerca sul suo lavoro e sulla sua espressione figurativa, frutto di una sensibilità affinata in giovinezza all’ombra del cinema francese. Da qui anche il titolo della mostra, che mette idealmente l’accento sul contributo che la cultura d’Oltralpe ha offerto al lavoro del regista pistoiese. Il percorso espositivo è organizzato in due sedi distinte. A Palazzo Buontalenti, dove si dipana la vicenda cinematografica di Bolognini, il percorso si articola in sei sezioni cronologiche: Da Pistoia a Roma (con intermezzo in Francia); Bolognini e Pasolini; Tra successi e insuccessi: gli anni Sessanta; Tra impegno politico e letterario: i primi anni Settanta; Romanzi, specchi grotteschi e schegge di commedia: la seconda metà degli anni Settanta; Gli ultimi anni. Accanto a questi, un focus dedicato a un’antologia di dipinti dell’Ottocento utilizzati dal regista come spunti, e un approfondimento sulla sua personalità e i suoi gusti con una selezione di oggetti e opere che lo hanno circondato nelle sue abitazioni. In una saletta ‘cinematografica’ appositamente allestita per la mostra, invece, un montaggio video originale diretto daRocco Gurrieri propone una ricostruzione delle strette relazioni fra le pellicole di Bolognini e i riferimenti pittorici e fotografici che ne hanno ispirato l’atmosfera e la messa in scena, in particolare ne La Viaccia e in Metello.
Nella sede dell’Antico Palazzo dei Vescovi sono invece rievocate le sue regie liriche e teatrali: otto sale allestite in maniera ‘scenografica’ con bozzetti, figurini, costumi che rievocano le maggiori produzioni teatrali di Bolognini.

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Spiritualmente

date » 03-09-2022 11:38

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Bisogna esistere per percorrere il silenzio e i suoi luoghi.
Passo dopo passo, ricordare il mondo e la sua fotografia in movimento.

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Luoghi del silenzio

date » 03-09-2022 11:33

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Basilica di San Pietro a Spoleto

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Bellezza divina

date » 03-09-2022 11:27

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Basilica di San Salvatore, patrimonio Unesco.
Spoleto, Umbria, Italia


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teatro silenzioso

date » 26-05-2022 14:22

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tags » #mariadipietro #fotografia #menton,

C'era una volta in un negozio d’antiquariato... un vecchio giocattolo, una valigia, una teiera, una piccola giostra, una gabbia di legno colorata...
Un mondo incantato pullulante di storie.

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Come una scintilla

date » 14-04-2022 16:19

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tags » #letiziabattaglia #fotografiaribelle,

La fotografia ormai è nelle mani di tutti, e in fondo non è questo che preoccupa. Quello che rende persone migliori nell’avere una macchina fotografa a collo, è il coraggio di parlare di poesia, ai margini, nei posti più bui e infetti dal puzzo dell’umanità violenta, vuota e sanguinaria.
Letizia Battaglia è la passione che zampilla nella parola rivoluzione, in una città che sarà per lei amore incondizionato, che incatena e libera.

È, perché sia chiaro a tutti, Letizia e il suo sguardo libero, tenuto a distanza per anni come donna ancor prima che come fotografa dai tavoli della fotografia italiana, è viva, eterna. Tutti la ricordano per le immagini di mafia, per un pallone in mano ad una ragazzina diffidente che guarda all’obiettivo, in verità il ricordo profondo della sua fotografia è in quella semplicità apparente, priva di strutture e toni alti, i suoi scatti nascono dalla purezza del suo voler dir qualcosa, a tutti i costi e senza paura, purché giunga agli altri e sia seme per i fiori di domani. Non c’è domani se non si ha il coraggio di parlare, di opporsi, di sognare, di pretendere il diritto a quella quotidianità, sporca di sangue nella sua città, che tanto desiderava vivere spoglia di potere e ricca di tenerezza.
Nel guardare le sue ultime fotografie, i nudi, la fotografia in scena sulla fotografia che fu, si percepisce una tregua alla resistenza, un gioco di abbandono da quelle strade di Palermo, ad occhi chiusi come a cercare la bellezza dell’altrove, e semplicemente essere, il più possibile, solo Letizia. Eppure, ad occhi aperti la sua è una fotografia che non conosce tregua, fotografare per "scuotere le coscienze", una fotografia femminile, modello di emancipazione in Italia e del Sud “…Dentro la fotografia ci sono io, tutta: come donna, come bambina, perché sono ancora una bambina...” lei, la sua macchina fotografica, la sua Palermo con il suo disordine “input etico, morale, per chi vive fuori” che suscitava in lei la rabbia e amore, e quel coraggio di andare contro, lasciare traccia.

Se è tutto già scritto nel propio nome, Letizia Battaglia è fedele, carattere combattivo e concreto, donna “influente” premiata nel 2017 dal New York Times che inserisce la Battaglia tra le undici donne più influenti dell’anno per l’impegno dimostrato nella propria attività di artista. Di quel momento, di meritata stima ( il nostro Paese come sempre invece tardivo a dare merito…) le sue parole furono: “Bello il riconoscimento del New York Times, ma mi servono soldi per Palermo”. Come una madre, donna che vuole stringere e proteggere quel sogno di libertà e bellezza, ripensa alla sua città che vuole vedere cambiare e mostrare al mondo, con quelle ferite che resteranno, ma che vorrebbe non dover riaprire. Il suo cuore alla città ancora una volta nel 2017 con la nascita, sotto la sua direzione artistica, del Centro Internazionale di Fotografia nel capoluogo siciliano.

Chi è Letizia Battaglia è facile leggerlo ovunque, io posso provare a dire cosa ha significato la sua fotografia per una fotografa come me, nata a sud, nella periferia di una città martoriata da veleni, con l’arte e la bellezza negli occhi, di una Napoli che è un sogno, disegnata con l’azzurro, ma perennemente grigia, insieme all’aria infetta, la camorra e la monnezza come simbolo costante, che ha scattato le sue prime fotografie con un taccuino nello zaino, con dentro scritte le parole di Tina Modotti e le sue. Non era, a dirla semplice la fotografa della mafia, Letizia Battaglia è verità, ricerca di verità, ma soprattutto era una donna che si opponeva e si impegnava, che credeva nella giustizia umana, in assoluto prima su tutto. E non posso non sentire la necessità di sottolineare che in quanto donna affermava con coraggio di far parte di quel mondo incapace a creare guerre, invitando l’uomo, cieco nel suo costante affare, a guardare un mondo possibile privo di potere e violenza. Mi chiedo quante voci oggi, ora che la sua sarà silenziosa, sapranno educare a quella bellezza e pace.

Continuo a immaginarla danzare in quella foto di Zecchin, tra la musica intorno dove i colori sono tutti racchiusi nel bianco e nel nero. Letizia è proprio qui, in quella linea di confine, tra la drammaticità del nero e la bellezza del bianco, con la visione ampia fino ai margini, senza tagliare nulla.

“Questa fotografia è delicata e potente” mi dicesti la prima volta che ti incontrai , “scrivimi, voglio vieni a Palermo, le tue foto sono di un’intensità straordinaria” mi hai detto, e poi “ma ne parliamo un’altra volta, intanto lascia perdere giudizi e amarezze che fanno male, abbi cura dei tuoi “zingarelli”.
Il resto lo custodisco con amore, il tempo non è mai abbastanza, forse lo è la fotografia.

Ti ho scritta anche ieri sera, ti scriverò ancora.

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La fotografa surrealista

date » 08-03-2021 21:20

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“Chi siamo? Noi non siamo in realtà altro che i soggetti di questo mondo che ha la presunzione di essere civile, in cui l’intelligenza, la viltà, l’eroismo, la stupidità, adattandosi benissimo reciprocamente, sono a turno d’attualità. Noi siamo i soggetti di questo mondo incoerente e assurdo in cui si producono armi per impedire la guerra, in cui la scienza si applica a distruggere, a costruire, a uccidere, a prolungare la vita dei moribondi, in cui l’attività più folle agisce a rovescio; viviamo in un mondo in cui ci si sposa per denaro, in cui si costruiscono palazzi che marciscono abbandonati dinanzi al mare. Questo mondo riesce ancora a reggere in qualche modo, ma si vedono già brillare nella notte i segni della prossima rovina. Sembrerà ingenuo e inutile ripetere queste cose evidenti per coloro che non se ne lasciano turbare e che approfittano tranquillamente di questo stato di cose. Coloro che vivono di questo disordine aspirano a consolidarlo e poiché i soli mezzi che siano compatibili con esso sono nuovi disordini, essi concorrono, rabberciando il vecchio edificio alla loro maniera detta “realistica”, ad affrettarne, senza saperlo, l’ormai prossima caduta.
Altri, ai quali sono fiero di appartenere, nonostante le idee utopistiche di cui sono accusati, vogliono coscientemente la rivoluzione proletaria che trasformerà il mondo; e noi agiamo in vista di questo fine, ciascuno secondo i mezzi di cui dispone.
Nel frattempo dobbiamo difenderci da questa realtà mediocre plasmata da secoli di idolatria...

...La grande forza difensiva è l’amore, che dischiude agli amanti un mondo incantato fatto esattamente su misura per loro e che è difeso mirabilmente dall’isolamento.
Quanto agli artisti stessi, per la maggior parte rinunciavano facilmente alla loro libertà e mettevano la loro arte al servizio di chiunque o di qualunque cosa. Le loro preoccupazioni e le loro ambizioni sono in generale quelle di qualsiasi arrivista. Fu così che concepii una totale diffidenza nei confronti dell’arte e degli artisti... ...Avevo un punto di riferimento diverso, ossia quella magia dell’arte che avevo conosciuto nella mia infanzia.
...Come Paul Valéry dinanzi al mare... i pittori impressionisti... dovevo ora animare questo mondo che, anche in movimento, era privo di qualsiasi profondità e aveva perduto ogni consistenza. Pensai allora che gli oggetti stessi dovevano rivelare in modo eloquente la loro esistenza e ricercai quali potessero esserne i mezzi.”
Magritte

articolo completo su Open link

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Il David


"...Nella fotografia l'immagine non ha materia, peso, spessori di manipolazione, "corpo" sensibile: l'immagine non risulta "reincarnata", come nella pittura, e quindi non può comunicare una "sostanza": non è una reincarnazione, ma uno spettro, una larva: non è una realtà ulteriore rispetto alla realtà prima, ma solo l'impronta della sua realtà prima, un'apparizione, un fenomeno di riduzione ottica. Non registra tanto l'imminenza del fatto che ritrae, quanto la sua distanza, e fa sentire la sua assenza. Sollecita un desiderio, non lo può soddisfare. (...) Ciò che comunica, in ultima analisi, credo sia proprio la febbrilità e il moltiplicarsi del desiderio in un mondo sempre più distante da se stesso"
Maurizio Calvesi



Galleria dell'Accademia, Firenze
Il divino Michelangelo.

Particolare del David.
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