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Isle sur la Sourge e Fontaine de Vaucluse


L’Isle sur la Sourge, antico borgo di pescatori di gamberi dove, l’acqua dell’impetuoso fiume Sourge scorre nei canali, sulle ruote di antichi mulini, nelle originali fontane completamente ricoperte di muschio.
L’acqua scorre lenta, culla i pensieri, distesi su tonalità di verde smeraldo.
I riflessi si mescolano creando una pittura impressionista trasformata in fotografia...
Un reticolo di canali con quindici mulini, vere e proprie antiche ruote idrauliche ricoperte di muschio che ancora oggi, continuano a girare.
Questi mulini un tempo, servivano per la fabbricazione di prodotti locali come la lana e la seta, oggi, si possono ammirare e sentire il suono dell’acqua sul muschio che si trasforma in infinite goccioline che s’infrangono in un girotondo di luce.
Le case piene di finestre circondate da verde e persiane grigio chiaro, antichi negozi, piccoli vicoli...
Mi sono seduta su dei cuscini di un vecchio caffè con il profumo di lavanda che arrivava dai campi e dai muri delle case, allineati in cesti di vimini fuori le porte, oppure, da saponette lilla infiocchettate con panni di cotone e canapa...
Poesia della Provenza.

07/2019
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Rosato

“Fa un sole su questi bricchi, un riverbero di grillaia e di tufi che mi ero dimenticato. Qui il caldo più che scendesse dal cielo esce da sotto – dalla terra, dal fondo tra le viti che sembra si sia mangiato ogni verde per andare tutto in tralcio. È un caldo che mi piace, sa un odore: ci sono dentro anch’io a quest’odore,- ci sono dentro tante vendemmie e fienagioni e sfogliature, tanti sapori e tante voglie che non sapevo più d’avere addosso.”
(Cesare Pavese)

Profumo di rosa, l’arte del rosato, luoghi incantevoli: Chateau La Verrerie.


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Gordes e Curcuron

Spedire una cartolina è un gesto poetico, una fotografia che vola nel cielo, tra i pensieri e i colori raccolti..
Questa piazza è un incanto.
Arroccato sul borgo meridionale dell'alto Plateau de Vaucluse, Gordes, un meraviglioso borgo antico del sud della Francia.
Elemento principale del paese è la pietra, gioiosa armonia con tonalità dal giallo al beige che si illumina d'oro con il sole del mattino e del tramonto. La vista da sud è uno dei panorami più suberbi della Provenza, dove Gordes è circondato dai campi e dai villaggi arroccati sul Massiccio del Luberon.
Questa è la fontana di piazza Genty Pantaly, che fino alla metà del secolo scorso fu l'unica fonte d'acqua potabile in paese. (Un’ottima annata, i luoghi del film con Russell Crowe e Marion Cotillard)

Ai piedi del Mourre-Nègre, la cima più alta del Luberon, un gioiellino si specchia nell’acqua: Curcuron.
(Un’ottima annata, i luoghi del film con Russell Crowe e Marion Cotillard)
Vera poesia.


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Renoir

L’impressionismo.
1908 Pierre Auguste Renoir e la sua casa a Cagnes sur Mer.
...la luce e i paesaggi che l’hanno ispirato, i colori e le sfumature della terra.
“Resto al sole non tanto per eseguire dei ritratti in piena luce, ma per scaldarmi e per osservare. Così, a forza di vedere l'esterno, ho finito con l'accorgermi solo delle grandi armonie senza più preoccuparmi dei piccoli dettagli che spengono il sole anziché infiammarlo.“
Renoir

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Vincent

Lettera 228. – fine agosto 1882.
“Ieri, verso sera, nei boschi, ero intento a dipingere un terreno leggermente digradante, coperto di foglie di faggio secche, quasi polverizzate. Il terreno era di un colore rosso bruno, in alcuni tratti più chiaro e più scuro in altri, e queste sfumature erano maggiormente accentuate dalle ombre degli alberi che le striavano di strisce più o meno cupe, a volte nitide, a volte semisfocate. Il problema consisteva — e l’ho trovato molto difficile — nell’ottenere la giusta intensità di colore, nel rendere la forza, l’enorme compattezza, di quel terreno; e solo dipingendo mi sono accorto, per la prima volta, di quanta luce c’è ancora nel crepuscolo. Io dovevo cercare di conservarla, quella luce, rendendo al tempo stesso lo scintillio e la profondità di tutta quella gamma di colori…. Ti descrivo la natura, e non saprei dire nemmeno io sino a che punto sono riuscito a coglierne un riflesso, nel mio schizzo; tuttavia, so perfettamente che sono stato colpito da quell’armonia di verde, di rosso, di nero, di giallo, di turchino, di bruno e di grigio. Però, per dipingere questo, ho dovuto rompermi la schiena. Per il terreno sono stato costretto a consumare un tubetto e mezzo di bianco – benché il terreno fosse molto scuro — e, inoltre, del rosso, del giallo, dell’ocra scura, del nero, della terra di Siena, del bistro: e il risultato è un bruno rossastro che va tuttavia dal bistro a un rosso vino cupo, e perfino al livido, al biondo e al rossastro. Inoltre c’è ancora il fondo del terreno e una striscia sottile di erba fresca che imprigiona la luce e scintilla radiosamente: era difficilissimo a rendersi. Ecco, comunque, un abbozzo, a proposito del quale posso affermare, checché se ne dica, che ha un certo valore e che esprime qualcosa. Mi sono detto, mentre lo dipingevo: non mi muoverò di qui prima di essere riuscito a mettervi un riflesso dell’autunno, qualcosa di misterioso, una certa sincerità. Ma poiché l’effetto è di breve durata, ho dovuto lavorare in fretta e ho subito reso le figure con pochi colpi energici di pennello. Avevo notato che i tronchi giovani erano solidamente radicati nel terreno, e ho incominciato a dipingerli con il pennello; ma poiché i tocchi si confondevano a mano a mano con l’impasto del suolo, ho premuto allora direttamente il tubetto di colore sulla tela, per indicare le radici e i tronchi, e poi li ho rimodellati con l’aiuto del pennello. Sì, eccoli piantati, ora, diritti nella terra: ne spuntano fuori, ma sono saldamente radicati a essa. In un certo senso sono felice di non aver imparato a dipingere: forse avrei imparato a trascurare un effetto del genere. Adesso dico: no, ecco esattamente ciò che Voglio; se questo non va, pazienza, non va; ma voglio cercare di dipingerlo lo stesso, pur ignorando come superare l’ostacolo. Non saprei dirti come me la cavo. Mi sono sistemato con un foglio bianco davanti al punto che colpisce la mia attenzione, guardo quello che ho dinanzi agli occhi, e mi dico: questo foglio bianco deve diventare qualcosa; torno a casa insoddisfatto, lo metto da parte, e quando mi sono un po’ riposato vado a guardarlo in preda a un’angoscia indefinibile. Sono sempre insoddisfatto, perché ho ancora troppo nitido nella mente il ricordo di quello stupendo angolo di natura per essere contento, ma questo non m’impedisce di ritrovare nella mia opera un’eco di ciò che mi aveva colpito, e mi accorgo che la natura mi ha detto qualcosa, mi ha parlato, e io ho trascritto in stenografia le sue parole. Benché alcune parole della mia stenografia siano indecifrabili, benché possano esservi errori o lacune, resta nondimeno qualcosa di ciò che la foresta, la spiaggia e le figure mi hanno detto; e non è il linguaggio addomesticato, convenzionale, derivato da una maniera studiata o da un sistema, ma è ispirato dalla natura stessa. Ecco un altro scarabocchio delle dune. C’erano laggiù piccoli arbusti le cui foglie, bianche da una parte e verde scuro dall’altra, stormiscono e brillano continuamente. Nello sfondo, cupi boschi cedui. Come vedi, consacro tutte le mie energie alla pittura e scavo il problema dei colori: finora me n’ero astenuto, e non lo rimpiango. Se non mi fossi dedicato al disegno, non sarei attratto da una figura che mi appare come una terracotta incompiuta, e non ne sarei colpito. In questo momento ho l’impressione di trovarmi in alto mare: devo consacrare alla pittura tutte le forze di cui posso disporre. Se vorrò dipingere su tavola o su tela, ci saranno spese: tutto costa caro, anche i colori sono cari, e la mia riserva si esaurisce presto. Ma pazienza, sono le difficoltà nelle quali incorrono tutti i pittori, e perciò dobbiamo soppesare i nostri mezzi. So tuttavia con certezza di possedere il senso dei colori e che questo senso si svilupperà sempre più, perché ho la pittura l’ho nel sangue. Non so dirti quanto ti sono grato del tuo aiuto così generoso e disinteressato. Ti penso spesso e faccio voti perché la mia opera diventi buona, interessante, virile, in modo che essa possa darti al più presto qualche soddisfazione.”

Saint-Paul Asylum, Saint-Rémy
Stanza Di Vincent Van Gogh

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Saint Remy, Provenza.
La stanza di Vincent.

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Marsiglia, Le Panier.

È Le Panier il cuore e l’anima di Marsiglia.
Racchiuso in un triangolo: Quai du Port (lato occidentale del vecchio porto), Esplanade de la Tourette (che congiunge la Chiesa di St Laurent con la Cattedrale della Maggiore) e, Rue de la République a Nord.
La poesia che sgorga tra i vicoli.

Marsiglia
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Finché c'è la luce e il giallo

Il giallo è il colore più prossimo alla luce.
(Goethe)

I pensieri del giorno si dissolvono in scie di luce. Leggeri, si riempiono di musica... danzano su un filo sottile, tra l’allegria del tuo vestito e il silenzio della tua anima.
Una festa.

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La quiete di Firenze...

Adoro questa piazza, ci passo ore a guardarla seduta sotto i porticati.
Basta avvicinarsi ai due palazzi gemelli, passeggiare lungo la stradina che incornicia la cupola di Brunelleschi e sentire la folla.
Qui c’è la quiete, io, le voci intorno, il vento lieve e il suono dell’acqua che sgorga dalle fontane.
Se venite a Firenze, fermatevi qui almeno per un po’, dove gli ideali della città rinascimentale si colgono tutti.
Piazza Santissima dell’Annunziata,
Firenze.

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Il David


"...Nella fotografia l'immagine non ha materia, peso, spessori di manipolazione, "corpo" sensibile: l'immagine non risulta "reincarnata", come nella pittura, e quindi non può comunicare una "sostanza": non è una reincarnazione, ma uno spettro, una larva: non è una realtà ulteriore rispetto alla realtà prima, ma solo l'impronta della sua realtà prima, un'apparizione, un fenomeno di riduzione ottica. Non registra tanto l'imminenza del fatto che ritrae, quanto la sua distanza, e fa sentire la sua assenza. Sollecita un desiderio, non lo può soddisfare. (...) Ciò che comunica, in ultima analisi, credo sia proprio la febbrilità e il moltiplicarsi del desiderio in un mondo sempre più distante da se stesso"
Maurizio Calvesi



Galleria dell'Accademia, Firenze
Il divino Michelangelo.

Particolare del David.
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