mariadipietro
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Poster Letterario

In te tutti i miei sentimenti.
In te ogni infinita e interminabile emozione. Più che sacra, ti guardavo contenere tutto il pianto che fuoriusciva dai miei occhi.
Avrei voluto toccarti, almeno sfiorarti... ma, non ne ero capace. Sentivo in te tutta la mia esistenza, le immagini che si susseguivano erano sospese in un silenzio di immota eternità. Tutto il mio amore taciuto nell’altra me stessa, intravista nello specchio impressionante degli acquerelli del mio alter-ego.
La luce schiaffeggia i sogni che custodisco mentre, il buio adula realtà che celo. Mai in tutta la mia vita ho patito ciò che sento ancora adesso.
Non provavo rabbia nel guardarti, come potevo. Nè vedevo speranza, come potevo. Solo un presente che ogni giorno diventa passato nell’attesa di un futuro.
Sopraggiungono di giorno in giorno, tra gli specchi che si riflettono, le fragili mura di un castello che s’innalza all'infinito, in quella camera oscura che con l’argento tinge lo stupore dei miei occhi che dischiudono uno sguardo al mondo solo attraverso i tuoi. Il sapore affettivo dei colori, dei toni, delle ombre, dei neri e dei bianchi mi stordisce. Quella luce mi brucia la mente ma, devasta il mio cuore. Come fiori del male, ogni cosa che cresce si trasforma in spine di rose. Vorrei tornare bambina dove la magia seppur brutale m’impone utili illusioni che lasciano vagare sul palcoscenico di un teatro di vetro tutti i miei sogni che seppure commedianti, in quanto tali, non sanno di mentire. E, se la magia è la fine di questi sogni allora capisco perché continuavo a fissarti incredula. Sono nulla senza te ed io, sto considerando l’ipotesi di lasciarti. E non perché tu non mi appartieni ma, perché io appartengo troppo a te, al punto di non poter respirare che di te soltanto. Sono cosparsa dalla fatica che si vede nei miei occhi con la malinconia e, m’imbarazza donarti il mio sguardo ogni volta che cerca nello smarrimento un’ ingannevole noncuranza. Ti ho guardato per ore, lunghe, interminabili ore e, questi giorni che sono trascorsi come sabbia che cade in una clessidra hanno scandito e inciso tra me e te l’eternità, qualunque essa sarà. Quest’eternità, questa centrale elettrica che si trova fuori e impregna immagini del mio, solo mio estasiato e tormentato mondo. Non posso appropriarmi di te per arricchirmi, pertanto mi dono a te affinché tu riempia me, perché solo amandoti ho scoperto l’amore. Ho bisogno di te e, i miei occhi, conoscono il calore, la dolcezza, guardano attraverso te la mia anima.
E, anche se mai potremmo comprenderci, avremmo sempre la stessa meta. Ti ho guardata per ore, interminabili ore e credevo di non riuscire più a toccarti.
Ti ho lasciato lì vicino ad un cuscino, con le lenti sporche e pellicole gettate sopra le coperte... cosa importa se riaccadrà di nuovo, ti guarderò per altre mille ore ancora e finché ne avrò forza, quando quella scemerà ti chiederò di prestarmi occhi nuovi. Quando non saprò più afferrarti proverò a sbaragliare ogni cecità. Tu mi hai cercato e ora io non so vivere che di te soltanto, mia fotografia.
luglio duemilasei
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